Ricerche scolastiche: L’eta della pietra

Alexanderbmw 27 agosto 2013 0




Estate 1966: Un gruppo di studiosi americani sta conducendo una ricerca di resti fossili in una zona selvaggia degli stati uniti. Li guida Don Crabtree, un noto studioso della preistoria, famoso per la sua capacità di fabbricare armi e utensili di pietra con le stesse tecniche usate dagli uomini primitivi. una notte l’accampamento venne messo a soqquadro da un grosso orso affamato: Un paio di colpi di carabina pone fine al pericolo. Si tratta ora di scuoiare la preda per conservarne la pelliccia come trofeo.

Don Crabtree allora propone di scuoiare il bestione come avrebbero fatto gli uomini dell’età della pietra. Difficile è convincere il cacciatore che li accompagna a scuoiare l’orso con primitivi coltelli di selce: ma quando si mette al lavoro s’accorge con stupore che la rozza lama incide la spessa pelliccia e la carne dell’animale con facilità. In meno di due ore il lavoro è concluso e lo scuoiatore deve ammettere che con le sue lame d’acciaio avrebbe impiegato più di tre ore di tempo. Niente male i nostri antenati come tecnici!

Il lavoro, motore del progresso umano

perché l’uomo è diventato superiore a  tutte le specie animali che vivevano nel suo stesso ambiente? A questa domanda risponde così Gordon Childe, un’alto grande studioso della preistoria:<<La nostra specie, l’uomo nel senso più ampio, è riuscita a sopravvivere e a moltiplicarsi soprattutto migliorando la sua attrezzatura per vivere. In altre parole,l’uomo ha adattato se stesso al suo ambiente e addirittura ha piegato l’ambiente ai suoi bisogni>>.

Nudo, debole, indifeso, egli si è attrezzato riuscendo a ricavare dall’ambiente esterno vesti, armi,utensili e tanto altro ancora. In che modo? Con il lavoro. Cioè con quell’attività unicamente umana che trasforma gli elementi dell’ambiente naturale, modificandoli così profondamente da creare cose nuove non esistenti in natura: una lama tagliente, un grattatoio, una freccia, un amo da pesca, un ago…

Come vedremo, il lavoro, con le sue diverse tecniche, è, diciamo così, il “motore” che ha avviato il prodigioso progresso materiale, sociale, culturale dell’umanità.

La pietra, materia prima fondamentale

La materia prima fondamentale degli uomini primitivi era la pietra e tale rimase fino alla scoperta dei metalli: cioè per oltre mezzo milione di anni!

I pregi “industriali” della pietra sono notevoli: sotto i colpi essa non si frantuma né si sbriciola; con varie tecniche si possono ottenere dal suo nucleo (cioè da “grosso” del ciottolo) schegge acuminate e taglienti; soprattutto essa può essere lavorata in modo regolare, prevedibile: è quindi possibile trarne l’utensile voluto. Tra le pietre lavorabili – l’ossidiana, le quarziti, alcuni graniti – la più ricercata era la selce. Abili artigiani ricavavano dalla pietra utensili di vario tipo che, in buona parte, venivano scambiati con altri prodotti di prima necessità.

I primi minatori

Nei tempi più remoti gli uomini raccattavano i blocchi di selce là dove li trovavano: nelle pietraie, lungo il greto dei fiumi… Ma con il passare del tempo l’estrazione della selce divenne una vera e propria industria.

Individuato il giacimento, degli specialisti, che possiamo già considerare minatori, scavavano gallerie sotterranee servendosi di corna di animali come picconi. Il pericolo di crolli veniva evitato – come oggi- puntellando le gallerie con robusti pali. un pozzetto verticale assicurava l’ingresso dell’aria respirabile e la possibilità di calare cesti per estrarre il materiale ricavato.

Dal chopper all’utensile specializzato

Dunque i nostri lontani progenitori si attrezzarono per l’esistenza fabbricando utensili sempre più efficienti e sempre più complessi. Ma quelli sono state le svolte davvero significative del progresso tecnologico dell’età della pietra? Vediamole in sintesi:

700.000 anni fa - L’uomo della preistoria scheggia un rozzo chopper: nasce così il primo utensile pensato e costruito per soddisfare le esigenze della vita di tutti i giorni.

300 000 anni fa - L’uomo preistorico ottiene l’amigdala, detta anche ascia a mano. Appuntita da un lato, tondeggiante dall’altro, tagliente lungo i due bordi, per oltre 100 000 anni è l’utensile più usato perché può essere utilizzato in molti modi. In breve si diffonde in Africa, in India e in Europa.

100-50 000 anni fa - Gli uomini di Neanderthal, sparsi in Europa, Africa, Asia, usano utensili specializzati. Invece dell’unica ascia a mao dai molteplici usi, ecco che l’uomo fabbrica strumenti diversi secondo le varie esigenze: punte triangolari aguzze da legare in cima ai giavellotti; acuminate e sottili bulini per incidere e forare il legno, l’osso, l’avorio, le pelli; lunghe e robuste lame taglienti; affilati raschiatoi per scortecciare e levigare…

Insomma, l’uomo dell’età della pietra si sta trasformando in un artigiano.

Dagli utensili complessi alle macchine 50-10 000 anni fa - L’homo sapiens costruisce utensili complessi, formati cioè dall’unione di due o più elementi diversi: per esempio, l’ascia inserita su un manico che ne aumenta la violenza del colpo, il sistema canna da pesca-lenza-amo-esca.

Non solo: egli costruisce macchine vere e proprie, come il propulsore: un bastone con un incavo a un’estremità in cui si colloca la coda del giavellotto: la lunga leva, formata dal braccio prolungato dal propulsore, imprime al giavellotto una maggiore velocità aumentandone così l’efficacia.

I primi tecnici 

Il progresso tecnologico fa la causa di importanti e significative trasformazioni nell’organizzazione sociale dell’uomo dell’età della pietra.

All’interno dell’uniforme società di raccoglitori-cacciatori in cui ogni individuo era autosufficiente, cioè faceva da se tutto quello che era indispensabile alla sua esistenza (cacciare, fabbricare utensili e armi …), cominciò ad apparire una figura nuova. era quella dello specialista, del tecnico. La sua occupazione principale consisteva nel preparare per la comunità utensili specializzati: punte di selce, propulsori per la caccia, arpioni d’osso per la pesca nei fiumi ed altro.

Il compenso di questo lavoratore consisteva nelle prede o negli altri prodotti che i cacciatori o i raccoglitori gli davano in cambio dei suoi manufatti.

Dal punto di vista sociale questo è l’inizio di una divisione tecnica del lavoro e della suddivisione tra lavoratori generici (raccoglitori, cacciatori) e lavoratori specializzati che la comunità degli omini preistorici tenevano in grande considerazione.

La casa dell’uomo modifica l’ambiente

L’uomo, col lavoro, estese il suo controllo sull’ambiente circostante,ma questo cominciò a cambiare veramente faccia quando egli iniziò a costruire dimore in cui abitare stabilmente.

Per far ciò l’uomo sposto massi, deviò piccoli corsi d’acqua, spianò il suolo, abbatte alberi… L’azione modificatrice dell’uomo sull’ambiente era particolarmente profonda nella costruzione di un villaggio su palafitte dove venivano alcune decine di persone: primo segno di quella tendenza a “stare insieme in tanti” che porterà via via gli uomini a riunirsi prima in clan, poi in tribù, infine in popoli.

Non è solo l’età della pietra 

Gli uomini della cosiddetta età della pietra si sono serviti esclusivamente di pietre per attuare il loro sorprendente progresso tecnologico?

Niente affatto. Essi sfruttarono intelligentemente ogni risorsa dell’ambiente in cui vivevano.

Il regno minerale forniva non solo pietre lavorabili, ma anche argilla cruda e fango con cui ricoprire le pareti delle capanne che erano fatte di rami intrecciati e di canne.

Il regno vegetale forniva il materiale certamente più comune nell’uso quotidiano: il legno. Ma, oltre a questo, anche fibre per intrecciare funi; vimini e foglie di bambù per fabbricare canestri e stuoie; cortecce d’albero che, opportunamente lavorate, potevano diventare rivestimenti per leggere canoe o addirittura sottili indumenti.

E il regno animale? Per il cacciatore preistorico la preda rappresentava non solo una fonte di cibo, ma anche di materia prima per varie lavorazioni: gli ossi, le corna, i denti per diversi tipi di utensili; i tendini per resistenti corde d’arco; il grasso per alimentare le lucerne…

Insomma, la cosiddetta età della pietra risulta essere anche l’eta del legno, del corno e di altri materiali.

Eredi e debitori

Abbiamo visto come i nostri lontani progenitori siano riusciti a munirsi dell’attrezzatura necessaria per sopravvivere e per imporsi all’ambiente esterno.

Si tratta di decine, forse centinaia, di utensili e strumenti che sono entrati a far parte del patrimonio dell’umanità. Utensili e strumenti che, forse, a noi appaiono semplici, quasi banali.

Però noi pensiamko raramente a quanto essi fossero funzionali: cioè di forma , misura, costruzione assolutamente adatti a conseguire lo scopo per cui erano stati inventati e fabbricati.

Ed esiste la prova di questa straordinaria capacità d’invenzione da parte dei nostri lontani antenati: quasi tutti gli utensili preistorici non sono differenti da quelli in uso oggi.

Una lama di pietra col manico differisce ben poco da un moderno coltello da cucina; la mazza preistorica è sostanzialmente simile al martello odierno; l’ago per cucire e l’amo per pescare di migliaia di anni fa sono praticamente uguali a quelli usati oggi…

Dunque dobbiamo consideraci non solo eredi, ma anche debitori dei nostri antenati dell’età della pietra.


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